GLI SCARPONAUTI - Turismo Attivo Colori d'autunno ...

La nostra filosofia del camminare

 Ogni associazione o gruppo porta con se un proprio modo di camminare o andare . C'è chi ama fare le corse con l'orologio alla mano, chi ama fare solo dei dislivelli,chi scambia il camminare o fare trekking per vedere quali traguardi individuali può superare.

Noi pensiamo semplicemente che camminare, come tante altre discipline in cui si mette in moto il corpo e la mente, sia un bellisimo modo per riscoprire la propria fisicità ma anche l'essenzialità che questa attività porta con sè.

Gli orpelli in eccesso, le cose inutili da mettere nello zaino non servono e così si impara, con questa piccola lezione. a diventare essenziali nelle cose che si portano e forse anche nella vita.

Si comincia con camminate lunghe e dislivelli minimi (300/400 M.) e si impara ad ascoltarsi nella fatica,il cuore pompa, si suda,c'è il fiatone i muscoli dolgono....niente paura !

Il corpo si stà risvegliando.... vuol dire che siete vivi e che la vostra macchina corporea imprigionata nella vita quotidiana ed in una mobilità limitata si stà riattivando...siete vivi come non da un pò di tempo non vi capitava.

Dopo questo approccio tecnico, comincia la filosofia di vita,quello di camminare e far camminare dove si può. Proprio per questo abbiamo cominciato a sensibilizzare le amministrazioni pubbliche con suggestive camminate dentro e fuori la città,  dove il tempo ed i dislivelli non contano, ma serve la capacità di osservazione ed ascolto per le cose che si vedono e vengono raccontate con i tempi lenti del cammino.  

 

 

Di terra e di acqua....

 

Siamo in un lembo di terracqua ,

le nostre pianure e le terre sono delimitate da fiumi,

da acqua che ristagna, che scorre lenta o impetuosa, limpida o fangosa.

Acqua vitale che ha reso le nostre pianure tra le più fertili di questa europa,

terre che abbiamo sfruttato, usato e inquinato e oggi stiamo di nuovo re-imparando faticosamente a rispettare.
La mia infanzia e adolescenza passata sulle rive dei laghi di Mantova, tra i labirintici canneti delle valli di cui conoscerne segreti percorsi per arrivare all'acqua.

Immaginavo l'avventura, tra i suoni degli uccelli ed il gracidare delle rane in primavera o aspettando l'arrivo delle folaghe preannuncianti l'inverno.
Questi miei ricordi di ragazzo nato tra la periferia e le rive lacustri sono riemersi prepotenti da quello che in questi giorni sta avvenendo dal Lambro al Po.

Il mio Mincio,il mio Po, le nostre acque, quelle di tutti e che ci hanno sempre tramandato e raccontato storie e filos.
Vi dico, in tutta onestà, di essere stato contento sin da allora di aver marinato la scuola, per passare semplicemente ore in riva al lago a guardar le nuvole che passavano sopra la mia testa o a cercar di parlare con le anatre ed i pesci che ormai mi riconoscevano.

Tra queste canne sono nato io e la mia irrequietezza nomade, invisibile agli occhi degli altri ma importante per me ....
Noi "della bassa"siamo gente di terracque, siamo nati e forgiati in questa umidità, la nostra umoralità intestinale e brumosa, ci lega alla nostra terra, noi provveniamo da essa, la nostra anima, il nostro sentire nasce dal liquido che si fonda con la terra e dalla terra che si fonde con il liquido,una sorta di fango primordiale, a volte puzzolente, ma vitale.

La nostra bella città rappresenta tutto questo e la rende unica, emerge quasi per incanto dalle acque dei laghi, non è un caso, niente è un caso....
Vi lascio con le parole di Davide Sapienza, a lui un grazie per avermi aiutato a far riemergere la mia natura di terracqua e a lui vi lascio con le sue belle parole....
Paolo Trentini

 

26 febbraio 2010- IL FIUME, IL RACCONTO DELLA TERRA
IL LAMBRO CI PARLA

Forse non sanno, i criminali stupratori che hanno sversato petrolio nel fiume Lambro, che probabilmente hanno fatto un favore alla Terra. Il Lambro, per me che sono di Monza, é stato il mio primo fiume. C'era. Era inquinato. Ne stavo alla larga, anche camminandoci a fianco o pedalando lungo le vie di Monza. Lo guardavo con distacco, davo per scontato, da ragazzino, che era così e altro non poteva essere.
Poi sono cresciuto, girando prima con la mia famiglia poi da solo, ho invece capito che la Terra ha modi ben strani per darci la certezza della propria energia. E così in questi giorni ecco emergere il coro unanime di politici impresentabili come i nostri, accanto alle voci che loro stessi hanno silenziato per anni - voci che però hanno invece lavorato duramente (ad esempio Gli Amici del Lambro, www.portaledellambro.org).

Ecco, la Terra é anche spiritosa: unisce gente senza speranza che ha massacrato la Lombardia e il suo straordinario ambiente naturale, a migliaia di cittadini sinceri, disinteressati, che hanno donato parte delle loro energie e il loro tempo, per continuare a tener viva la voce dei fiumi presso queste istituzioni colpevolmente sorde.
Ma bene così. Io sono contento: c'è in atto una reazione (anche qui in provincia di Bergamo, é stata annunciata una grossa azione di ripulitura dei fiumi proprio oggi) e questa reazione ha trovato un catalizzatore in questo disastroso evento.
La Natura Madre é energia, la sua parte esteriore, quella a noi visibile, é semplicemente forma dell'immensa energia che essa é e che genera di continuo. Lei, stanca e infuriata, ha mosso le mani di questi criminali, disposta a farsi del male nel breve periodo, per ottenre qualcosa di grande nel lungo periodo: il risveglio della Specie più pericolosa che abita il Pianeta Terra. Gli Umani.
Ecco dunque il Fiume. Una scelta chiara: il fiume scorre, il fiume é energia, il fiume si rigenera. Noi siamo tristi e feriti davanti a questo fatto, perché misuriamo tutto in tempi umani. Lei, Madre Terra, ci sta dando un'altra opportunità: e i migliori della Specie, sono già al lavoro assieme ai Peggiori, i politici che per decenni si sono disinteressati della Madre, Forse, qualcuno, aprirà gli occhi e qualche politica ambientale corrotta e contro natura, cambierà.

 

(tratto da il CORRIERE DI OGNI DOVE - www.lavallediognidove.it  )

"Non invidiava le automobili, sapeva che in automobile si attraversa ma non si conosce una terra. A piedi, ...vai veramente in campagna, prendi sentieri e costeggi le vigne, vedi tutto. C'è la stessa differenza che guardare un'acqua e saltarci dentro"

Cesare Pavese

SOGNO LA TRIBU'

Visione di donne e uomini, dal nobile viso,

in cammino, in gruppo, fieri del loro essere liberi.

Solitari, ma insieme...contemporaneamente.

Non è di tutti la capacità d'amare.

Mille prove bisogna avere superato,

e sapere chi si è, cosa si vuole, come ottenerlo.

La scelta di condividere, quando sei consapevole delle tue ricchezze interiori.

Non è il bisogno degli altri, al contrario,

è il desiderio di donare, gratuitamente, per il gusto di farlo,

per il piacere che dà, alla fine di una lunga marcia,

il convivio con gli altri viandanti.

Quale errore è stato pretendere il comunismo per tutti,

o il volere convertire tutti alla stessa fede.

L'amore, quello per cui dai la vita stessa,

è per pochi eletti,

quelli che non temono il nuovo,

come non temono la morte.

Non c'è da aspettare un domani per riunire in cerchio

coloro che sentono impulso e volontà

di fare crescere una più alta coscienza umana.

Facciamolo ora.

Realizziamola ora l'unione degli spiriti nobili e libertari.

Il messaggio che l'amore trasforma va vissuto, praticato davvero.

Smettiamo di pensare alle improbabili rivoluzioni.

I comuni intenti sono al presente,

nella capacità di reincanto del mondo.

Diamo la mano a quelle donne e uomini

che già camminano risoluti, senza inutili domande,

fieri del loro essere liberi.

Comunque insieme.

TRIBU'.

 

Guido Ulula alla Luna

 


La fatica nel cammino ... una preziosa compagna della nostra umanità.

di Paolo Trentini


Sono circa 20 anni che accompagno gruppi e ho riscontrato che lo scoglio maggiore da superare per il neofita camminatore è la fatica. Un problema, nella maggior parte dei casi legato ad una paura mentale oltre che fisica .

La gente ormai vive cercando di fare meno fatica fisica possibile, ed inevitabilmente crea fatiche psichiche ben peggiori, come ad esempio lo stress ed una eccessiva "sindrome del controllo" che porta carichi di ansia esagerati con effetti spesso dannosi anche sull'organismo.  

A conferma di questa tendenza nei corsi di trekking le persone formulano continue domande, che tendono spesso nel volerne anticipare lo svolgersi dell' escursione, come sarà il tal paesaggio... come sarà la tal giornata, le previsioni meteo,ecc....è un segno inequivocabile di una vita prevedibile, dove il senso dell'avventura e della scoperta viene limitata al massimo insieme alla fatica, poichè appartengono al mondo delle cose non prevedibili.

Sono domande ed aspettative in parte corrette e che nascono anche da una sana curiosità, ma la maggior parte delle volte nascono dalla paura di "non farcela" oppure di "...quanto si farà fatica..." ecc,ecc 

La fatica in fase iniziale è un aspetto del camminare che non si riesce a "controllare" o limitare e quindi.... fa paura. Il cuore pulsa più del dovuto,si suda,le gambe a volte tremano dopo lo sforzo e la nostra mente sembra mandarci segnali di "tilt" poiché dal torpore quotidiano è costretta a seguire nuovi input che giungono dal corpo.

 

In realtà stiamo lentamente rinascendo, e la memoria dei giochi infantili o adolescenziali, che emerge spesso in quei momenti, è il segnale che il corpo e la mente stanno scandagliando nei ricordi, per fare emergere in noi quella parte vitale di età  in cui si viveva spesso in modo più istintivo, e aiutarci a superare la fatica con il senso del gioco e dell'avventura (ottima soluzione).

Qualche difficoltà in più l'avrà chi non ha potuto vivere l'infanzia ed adolescenza con questo primo contatto e approccio.  Il camminare in gruppo con gli altri aiuta a superare questo limite.

Il compito dell'accompagnatore a questo punto è di superare una serie di barriere mentali e abitudini sbagliate acquisite nella vita quotidiana (tra cui una eccessiva sedentarietà ) spesso difficili da affrontare, specialmente quando la persona ha superato una certa età ed è attratta, ma al contempo timorosa, del cominciare a camminare.

Durante i miei trekking ho avuto occasione di comprendere che vi è  un effetto terapeutico nel superamento della fatica, ad esempio una ripresa della riscoperta della propria fisicità, che si trasforma spesso in una buona visione di sé stessi o in una buona dose di autostima.

Si riprende a riconsiderarsi persone fisiche e non solo mentali. 

Si impara così che nei trekking lunghi, i primi due o tre giorni servono da adattamento e ad eliminare preconcetti, paure, ansie e forme eccessive di controllo e tossine ( si suda di più) in questo periodo è possibile avvertire una sorta di disagio, dolori muscolari ed articolari dovuti ad un movimento e sforzo che non si compiva da tempo, e questo potrebbero scoraggiarci nel proseguire.

Ma bisogna avere il coraggio e la pazienza di accettare il dolore e continuare, non arrendersi, sapendo che si tratta solo di una fase iniziale e temporanea ( spesso in due o tre giorni i dolori scompaiono).

Andando avanti nel cammino, il nostro malessere viene metabolizzato e si trasforma, i nostri confini diventano man mano più ampi, si sente meno la fatica e il nostro orizzonte si allarga, cominciamo a

percepire che quello che ci sta intorno è stato da noi conquistato e ne apprezziamo maggiormente il suo valore.

 

I paesaggi sono sentiti dentro oltre che fuori, i cibi gustati con maggiore appetito e il sonno è più profondo e riposante grazie alla fatica fisica vissuta.

Abbiamo riscoperto la SANA  fatica, rispetto a quella negativa della vita quotidiana fatta di nervosismi e ansie che ci rende stanchi mentalmente ad ogni novità o cambiamento.

 

Anche le persone che condividono con noi il cammino diventano più amiche, e i pensieri negativi e le ansie lasciano il posto a quelli creativi, al benessere, alla serenità e alla netta sensazione di farcela con le proprie gambe e soprattutto con le proprie forze.

 

E' un percorso che tutti i camminatori ( accompagnatori e guide compresi....) hanno vissuto e che la parte psichica e fisica di noi stessi aiuta a superare nei momenti di fatica e difficoltà, recuperando il limite vissuto nel grande magazzino della memoria individuale.

 

Una grande lezione per la vita di tutti i giorni che pone sempre nuovi traguardi, limiti da superare, spesso non voluti e subiti e quindi fortemente faticosi, forse più di una camminata.

 

In questi anni inoltre ( bisogna riconoscerlo) vi sono state delle distorsioni filosofiche sul camminare, posto spesso come una attività agonistica pseudo sportiva, fatta di partenze arrivi, di tempi, dislivelli e di velocità.

 

Regole e modalità ereditate in buona parte dal mondo dell'alpinismo ed escursionismo montano dove la sicurezza, la prudenza e l'esperienza diventano regole importanti per affrontare ambienti belli e suggestivi ma che possono diventare, per una cambio di tempo o altri problemi tecnici, impervi e pericolosi .

 

Sono parametri importanti dei quali bisogna tenerne sempre conto in una escursione, specialmente in una fase iniziale di attività, ma non devono pesare a tal punto da creare nuove ansie e distorcendo i bei momenti di libertà che l'attività del camminare aiuta a liberare in ciascuno di noi.

Elasticità è la parola chiave per il camminatore e riscoperta della relatività delle cose imparando a godere del qui ed ora.

 

La Dott.sa Daniela Pregosi ( psicologia dello sport) specializzata su alcuni studi del cammino afferma in una sua recente ricerca :

" Come occidentali, tendiamo a pensare che lo spostamento possieda due punti principali: l'inizio e la fine. In questo modo un percorso qualsiasi, sia a piedi che su un veicolo, diventa privo di interesse nei tratti intermedi. Quello che conta è arrivare, meglio se in tempi brevi.
La caratteristica di questo tipo di approccio è l'ansia di arrivare, oppure al contrario l'ansia per ciò che si sta lasciando. L'uomo moderno trova grandi difficoltà a collocarsi dove realmente si trova: qui ed ora.

 

Così in occidente la camminata, nella misura in cui è solo un mezzo per raggiungere un posto, è di solito faticosa e si desidera che termini il più presto possibile.
Il senso di fatica, in realtà, dipende più dall'energia sprecata che dall'energia necessaria per camminare.

 

Sprechiamo energia concentrandoci soprattutto sui nostri pensieri invece che sull'attività reale del nostro corpo. Camminare in modo disattento, senza autoconsapevolezza non solo stanca ma è anche pericoloso.
Per questo la maggior parte delle persone ha paura di camminare in posti che non conosce, di camminare di notte, o semplicemente di camminare in generale "

 

Camminare quindi è riscoprire una parte di noi stessi e gli altri in modo più consapevole,  quegli altri che ci accompagnano lungo il nostro cammino e che condividono un breve pezzo della nostra vita nei momenti del tempo libero.

 

Montagna killer o escursionisti poco timorosi ?
di Paolo Trentini

In questi anni ( 20 circa) ne ho vista e accompagnata di gente in montagna.
Cittadini, esperti,semplici neofiti, curiosi,paurosi che si mettono alla prova ....insomma il variegato mondo della umanità in diverse salse. A parte i timorosi, in quasi tutte le persone, una volta appresa un minimo di esperienza in montagna, scatta la competizione, soprattutto con sé stessi, sfidandosi ogni volta a fare di più .....
Alla fine questa diventa una nevrosi, mascherata da benessere e passione, e quindi non una forma di equilibrio per ritrovarsi, ma uno squilibrio nel quale si mette in gioco la propria vita ogni volta che ci si muove e spesso in ambienti estremi.
La sindrome del record, ha fatto diversi morti in questi anni, soprattutto tra i neofiti, gli inesperti ma anche tra gli esperti. Non bisogna prendere la montagna come un gigantesco luna park nel quale andarci per sentire l'adrenalina scorrere nelle vene o per alzare il traguardo di sé stessi ed erigerla a mito non appartenendo a quell'ambiente.

Un approccio di sfida , di gara che porta spesso a drastiche conseguenze e le ultime sono sotto gli occhi di tutti.
Non sono mai stato un competitore della montagna, mi hanno sempre infastidito le persone che partono con l'orologio nella testa o che ragionano solo in termini dislivelli e allenamenti e che si mettono in bella mostra davanti ai neofiti per dimostrare di quanto sono bravi, di quanto vanno forte,ecc.
Ho sempre applicato invece la filosofia opposta, fare le cose senza dimostrare nulla a nessuno, ma solo aiutare ad apprezzare l'ambiente naturale qualunque esso sia e quindi anche la montagna, attraverso il risveglio di una propria fisicità riconquistata e di un rapporto meno competitivo anche se a prezzo di un po' di fatica.
La visione eccessivamente sportiva porta a considerare questo ambiente come un accessorio, e soprattutto a non godere dei bellissimi momenti a contatto con l'ambiente stesso.
Io amo la montagna anche nei suoi aspetti paesaggistici e culturali oltre che gastronomici, chi cammina con Gli Scarponauti sa che un buon rifugio dai piatti tipici non manca mai e sa che le cime si salgono solo se la montagna lo vuole e le condizioni lo permettono e così pure nella neve, si cammina e si ciaspola sino a dove si può e le condizioni di sicurezza lo consentono, consapevoli anche che si può dire NO nel fare certe cose e che non vi è nulla da dimostrare a nessuno, tutto o quasi è già stato affrontato da chi poteva farlo. Ti è sempre andata bene, qualcuno potrà dire.....
Si.... può essere vero, a volte anche la fortuna fa la sua parte nelle dinamiche accidentali, ma quando apprezzi il suono di un torrente, la bellezza di una cascata, l'infinito di un panorama ti rendi conto che si può vivere anche cose semplici ma belle, che a volte superano la fatica della sfida e della gara. Cose che ti fanno sentire in sintonia con quello che ci circonda, ed è una sensazione bellissima che non richiede altre sfide. Sentirsi parte del tutto è forse aver superato la cima della montagna, è esserne al di sopra. Il record, la sfida, è tipico dello stressato cittadino e non vi è nulla di montanaro in questo, se non il rischio verso la morte, ed in questo c'è poco rispetto per la vita e per noi. La filosofia di approccio deve cambiare e le associazioni coinvolte nella divulgazione delle attività in ambiente sono tra le prime che hanno il compito di lanciare questi nuovi messaggi di incontro con la montagna e non di sfida. Vi lascio con una bella frase di Tiziano Terzani che riassume il cambiamento avvenuto negli ultimi 20 anni e che purtroppo qualcuno non ha ancora recepito, lo faccio attraverso le parole di questo grande giornalista,alpinista e scrittore sperando di lanciare un sasso nello stagno di qualcuno di voi.
"Prima volevo conquistare le montagne. Adesso mi lascio conquistare da loro ".
Buon anno a tutti!

Paolo Trentini